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Parole in via d'estinzione: il salvadragli linguistico d'emergenza è ufficialmente aperto

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Parole in via d'estinzione: il salvadragli linguistico d'emergenza è ufficialmente aperto

Cari lettori, è ora di parlare seriamente (o il più seriamente possibile, siamo pur sempre qui). Il nostro patrimonio lessicale sta subendo un'erosione silenziosa ma inarrestabile. Non è colpa nostra, è colpa dello smart working, delle app e di quel signore di nome "meeting" che ha colonizzato il nostro calendario. Ma noi di Dingleberry non molliamo: ecco le parole e le espressioni più a rischio, con la nostra proposta di intervento.

1. Il congiuntivo (specie protetta, quasi estinta)

"Se avrei saputo" è ormai sentito più spesso di "se avessi saputo", e ogni volta un'insegnante in pensione si volta nel sepolcro. Il congiuntivo non è snobismo, è la differenza tra una frase e un piccolo delitto contro la lingua. Ripetete con noi: SE FOSSI, SE AVESSI, SE POTESSI. Non è difficile, è solo un po' impegnativo, come andare in bici in salita.

2. "Magari" (nel senso pieno)

"Magari!" con la vocale lunga, accompagnata dal gesto della mano che si porta alla guancia, è un'intera filosofia condensata in tre sillabe. Significa "vorrei tanto ma non ci credo". Non ha traduzioni. "Maybe" non rende. "Hopefully" è pietoso. Salviamolo prima che diventi solo un'avverbio di dubbio qualunque.

3. "Boh"

Tecnicamente non è una parola, è un capolavoro. Un'intera dichiarazione di resa filosofica, con alzata di spalle inclusa. Il mondo ci invidia (c'è persino chi ha fatto tatuaggi con scritto "boh", cercate, vi giuriamo). Eppure i giovani cominciano a dire "non lo so" o peggio, "no idea". NO IDEA? Ma per favore.

4. "Presepe" (e la sua famiglia estesa)

Non è "il nativity set" comprato su Amazon. Il presepe è un'istituzione: il nonno che litiga con il muschio, la statua del bue persa dal 1987, il fiume di carta argentata. La parola stessa rischia di essere sostituita da perifrasi anodine. Un presepe non si "setta", si ALLESTISCE, con sudore e rispetto.

5. "Muoio" (iperbole quotidiana)

"Muoio di sonno", "muoio di fame", "questo film mi ha fatto morire". Un'iperbole così efficiente che una sola parola copre ogni possibile disagio. I giovani oggi dicono "sto morendo"? No, dicono "cringe". E noi muoiamo davvero, ma di dolore linguistico.

6. "Ti abbraccio" (a fine messaggio)

C'era una volta in cui ogni SMS (sì, gli SMS) finiva con "ti abbraccio" o "un bacio". Ora? "Ok", "k", o il peggior nemico di tutti: la mancanza totale di chiusura. Un messaggio senza "ti abbraccio" è come una pizza senza mozzarella: tecnicamente esiste, ma perché?

7. "Dai" (il tuttofare)

"Dai" può incoraggiare, consolare, minacciare, esprimere incredulità o avviare un'azione. "Dai, dai, DAI" è un intero dialogo in una parola. È la svizzera delle interiezioni. Non lasciamola sostituire da "come" o "andiamo".

8. "Magari fosse vero" (il congiuntivo esistenziale)

Sì, abbiamo già menzionato il congiuntivo. Ma questo merita una voce a parte perché è quello che usiamo quando sogniamo ad occhi aperti: "Magari vincessimo alla lotteria". Sostituirlo con "sarebbe bello se vincessi" è come sostituire il Parmigiano con il grattato da supermercato: funziona, ma dentro noi qualcosa muore.

9. "Buonanotte" come saluto di addio

"Buonanotte" detto alle 23:00, con quel tono che può significare tutto dal "buonanotte a te e famiglia" al "non ti parlo più", è un capolavoro di comunicazione implicita. Le nuove generazioni dicono "notte" o, peggio, mandano una luna emoji. UNA LUNA. Ma noi che cosa siamo, astronomi?

10. "Ti va bene così?" (come chiusura di discorso)

Questa espressione, usata dai genitori italiani da generazioni, chiude ogni discussione con autorità suprema. Non è una domanda, è un verdetto. Non c'è risposta corretta, c'è solo la resa. Sta scomparendo in favore di "ok?" che non ha lo stesso peso giuridico.

Il verdetto

Abbiamo aperto un sondaggino sui nostri canali social: diteci nei commenti quali di queste parole salvate per prime. Nel frattempo, facciamo la nostra parte: oggi abbiamo usato il congiuntivo tre volte, detto "boh" cinque e abbiamo chiuso il pezzo con un "buonanotte" alle 15:30, solo perché potevamo.

La lingua è viva, si evolve, va bene. Ma certe parole non le lasciamo andare senza combattere. Dai, dai, DAI.

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