Confessioni di un italiano medio: tutto quello che ami di nascosto (ma non ammetteresti mai)
C'è un patto non scritto in Italia. Funziona così: di giorno critichi il trash, la volgarità, il populismo culturale. Di notte, con le tapparelle abbassate e il telefono in modalità aereo, ti abbandoni con gioia sfrenata a tutto quello che hai appena condannato. Benvenuti nel club. Siamo in milioni.
Dingleberry.it ha deciso di rompere il silenzio. Senza vergogna, senza filtri, senza quella faccia da intellettuale che fai quando qualcuno ti chiede cosa stai guardando in streaming. Ecco la lista definitiva delle passioni colpevoli dell'italiano contemporaneo.
1. I reality show di cucina: MasterChef è arte, ma Bake Off è roba seria
Ti dici amante della buona tavola. Citi Gualtiero Marchesi nelle conversazioni. Hai un'opinione sulle stelle Michelin. Eppure ogni giovedì sera sei incollato alla televisione a urlare contro uno sconosciuto che ha sbagliato la consistenza della ganache. La verità? I reality di cucina sono la nostra soap opera nazionale. Non li guardiamo per imparare a cucinare — se fosse così, saremmo tutti chef stellati — li guardiamo per il dramma umano, per le lacrime sul tiramisù sbagliato, per quella soddisfazione cattivella quando il concorrente antipatico viene eliminato. Nessuno lo ammette. Tutti lo fanno.
2. Orietta Berti: la diva che non osi difendere (ma che sai a memoria)
Quando è uscita Mille con Fedez e Achille Lauro, quanti di voi hanno fatto finta di ascoltarla solo "per curiosità"? E quanti invece la canticchiavano sotto la doccia già dal secondo giorno? Orietta Berti è il segreto meglio custodito d'Italia. La gente la prende in giro, la cita come esempio di kitsch, poi alle feste di paese alza il volume e canta ogni singola parola. È la nonna musicale che non sapevi di volere. Amarla non è una colpa. È quasi un dovere civico.
3. Le pubblicità anni '90: nostalgia di qualcosa che non era nemmeno bello
La pubblicità del Mulino Bianco con il papà che sorride al mattino. Lo spot della Barilla con il treno e la pasta fumante. Il jingle dell'Algida che ancora oggi ti compare in testa alle tre di notte senza preavviso. Gli anni '90 televisivi erano oggettivamente mediocri, eppure li rimpiangete con una intensità che non riservate nemmeno ai vostri ex migliori. YouTube è pieno di compilation di vecchie réclame italiane con milioni di visualizzazioni. Chi le guarda? Tutti. Chi lo ammette? Nessuno.
4. Il Grande Fratello: il male necessario della cultura italiana
Il Grande Fratello è brutto. È volgare. È manipolatorio. È costruito apposta per far litigare persone già predisposte al litigio. Ed è anche, ammettiamolo, ipnotico come un incidente stradale in slow motion. L'italiano medio lo critica pubblicamente con la stessa veemenza con cui poi, privatamente, aggiorna la pagina per sapere chi è stato eliminato. Il GF non è televisione: è un rituale collettivo che unisce il paese nella condivisione dell'orrore. E in fondo, c'è qualcosa di profondamente umano in questo.
5. La musica neomelodica: Napoli ha ragione e il resto d'Italia lo sa
Fuori da Napoli, il neomelodico è considerato roba da ridere. Dentro Napoli, è la colonna sonora della vita. La verità sta nel mezzo, e il mezzo dice che quando parte una canzone di Gigi D'Alessio in un matrimonio del Sud, anche il cugino milanese con i Ray-Ban e il vinile di Nick Cave in macchina si alza e balla. Il neomelodico è il guilty pleasure per eccellenza: melodico, diretto, emotivamente onesto in un modo che la musica indie non si permetterebbe mai di essere.
6. I programmi pomeridiani di Barbara D'Urso (RIP)
L'eredità culturale di Carmelita è ancora viva nei cuori degli italiani. Quante volte vi siete ritrovati sul divano alle 16:30, teoricamente per "riposare cinque minuti", e vi siete svegliati due ore dopo con la televisione accesa su una storia di fantasmi in diretta? Barbara D'Urso ha capito qualcosa di noi che noi stessi non sappiamo spiegare: vogliamo essere scioccati, commossi e leggermente indignati, tutto insieme, ogni pomeriggio. Era il rito quotidiano che non sapevamo di meritare.
7. Il cibo da fast food: sì, anche quello americano
Siamo il paese della pizza napoletana, della pasta all'amatriciana, del ragù che cuoce otto ore. E allora perché ogni McDonald's italiano è sempre pieno? Perché ci vergogniamo a dirlo ma un McFlurry alle undici di sera ha una sua dignità irrinunciabile. L'italiano che dice di non mangiare mai fast food mente. L'italiano che dice di preferirlo alla pasta della mamma mente ancora di più. La verità è che esiste spazio per entrambi, e quella spazio si chiama sabato sera con gli amici quando nessuno ha voglia di cucinare.
La morale, se proprio vogliamo trovarne una
L'Italia è un paese che si vergogna di se stesso in modo selettivo e teatrale. Ci indigniamo per le cose sbagliate e ignoriamo quelle giuste. Critichiamo il trash mentre lo consumiamo voracemente. E forse è proprio questo il nostro charm segreto: siamo autenticamente contraddittori, magnificamente incoerenti, e non cambieremmo questa caratteristica neanche sotto minaccia.
Amici, la prossima volta che qualcuno vi guarda storto perché state cantando Orietta Berti o guardando il GF, guardate dritto negli occhi e dite: "Sì. E allora?"
Siete in buona compagnia. Siamo cinquantotto milioni.